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venerdì 4 novembre 2022
4 novembre, stamani la cerimonia in piazza Duomo
Stamani, in piazza Duomo, è stata celebrata la ricorrenza della “Giornata dell’unità nazionale e delle Forze armate”, promossa dall’Amministrazione comunale e curata dal Cerimoniale comunale. Sono intervenute autorità militari, civili e religiose – e per esse il vescovo, mons. Antonino Raspanti – associazioni d’Arma e di volontariato nonché rappresentanze degli istituti comprensivi scolastici. Dopo il consueto “alza bandiera”, il sindaco, ing. Stefano Alì, ha deposto una corona d’alloro sulla facciata principale del Palazzo di Città e pronunciato un discorso, il cui testo è allegato alla presente nota; il presidente del Consiglio comunale, Fabio Fontanesca, ha dato lettura del messaggio che il presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, ha inviato al ministro della Difesa. Il capitano Stefania Riscolo, comandante della Compagnia dei carabinieri di Acireale, ha comandato lo schieramento militare dell’evento. La cerimonia è stata allietata dal complesso bandistico “Gaetano Miraglia”, diretto dal maestro Salvo Miraglia, che ha accompagnato il tenore Francesco La Spada ed il soprano Maria Antonietta Di Benedetto. Il prof. Antonino Leotta e la giornalista Cristina Torrisi hanno letto due brani del libro “Disperso”, opera del primo dei due. A seguire, deposizione di un`altra corona d`alloro, ai piedi del monumento ai Caduti di piazza Garibaldi. Contestualmente, il vicesindaco, dott.ssa Palmina Fraschilla, ha partecipato, in rappresentanza del Comune di Acireale, alla cerimonia analoga che si è tenuta a Zafferana, in presenza del prefetto, dott.ssa Maria Carmela Librizzi.


TESTO INTERVENTO SINDACO
Care concittadine e cari concittadini acesi,
celebriamo oggi la giornata dell’unità d’Italia e delle forze armate.
Il 4 novembre l`Italia ricorda l`Armistizio di Villa Giusti - entrato in vigore il 4 novembre 1918 - che consentì agli italiani di entrare in possesso di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale. Il 4 novembre terminava la Prima Guerra Mondiale. In questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi. I nostri nonni andarono a combattere una guerra terribile, come sono tutte le guerre, in città lontane, in terre sconosciute, insieme ad altri italiani che parlavano dialetti a loro incomprensibili, determinati però a dare anche se stessi per raggiungere l’unità d’Italia. Il nostro benessere, la nostra agiatezza li dobbiamo a loro, rispettiamo la loro memoria con i fatti. I sacrifici compiuti siano da stimolo a adempiere ai nostri doveri di Cittadini, a maggior ragione nei momenti difficili come quello attuale, che richiedono responsabilità, determinazione, generosità, correttezza. La paura, la disperazione e l’angoscia di questi mesi non ci spingano verso l’egoismo. I Valori che oggi celebriamo restino sempre i capisaldi della nostra nazione: solidarietà, collaborazione, generosità e lealtà e sappiano guidare il nostro agire. Fortunatamente da oltre 70 anni l’Occidente vive il più lungo periodo di pace mai esistito, ed in questi anni il ruolo delle forze armate è profondamente cambiato è andato oltra la sola difesa della nazione. Che continua ancora oggi, ricordiamo il sacrificio e le vittime per le operazioni svolte nell’ambito di missioni di pace, come la strage di Nassirya, o le vittime in Libano, nell’ex Yugoslavia, in Afghanistan, in Libia e per ultimo in Congo, ma sempre più presenti e determinanti nella vita civile dell’Italia. Attori protagonisti nelle sempre più frequenti emergenze legate a eventi naturali come terremoti, inondazioni, frane, incendi. Ma anche nella lotta alla mafia, come nell’operazione Vespri Siciliani in risposta alle stragi del 92. Impossibile non ricordare anche le innumerevoli azioni di salvataggio in mare di tantissime vite umane di poveri immigrati che per fame hanno sfidato il Mediterraneo. I miei anni da sindaco, questa è la mia quinta ed ultima celebrazione del 4 novembre, sono stati segnati da numerose vicende drammatiche; le ho avute sempre accanto, assieme a tutti i corpi dello stato ed ai volontari. Dall’intervento post terremoto di Santo Stefano al sostegno durante la pandemia, al supporto a seguito del dramma dei 3 ragazzi morti in mare a santa Maria La Scala. Una certezza su cui poggiarsi. L’anno scorso in presenza di un’allerta meteo rossa abbiamo ospitato ad Acireale una colonna mobile proveniente da Foggia, che fortunatamente ha solo presidiato il territorio. Oggi, però, drammaticamente, cambia lo scenario e tornano a spirare venti di guerra in piena Europa. Il dramma del popolo Ucraino è sotto i nostri occhi e quello a cui assistiamo in TV era inimmaginabile solo pochi mesi fa. Tutti noi dobbiamo aspirare alla pace, perché dalla guerra non possono arrivare risposte positive, solo morte, dolore e disperazione. Ma la pace non può essere ottenuta unilateralmente quindi è ancora necessario il ruolo delle forze armate che faccia da deterrente, almeno fin quando la nostra società non raggiunga una maturità ed un equilibrio che sono ancora lontani. Sono profetiche le parole di John Lennon degli anni 80 nella canzone "Imagine" che fotografano la nostra società e che non molto è cambiato da allora:
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
Questa è la nostra speranza, ma oggi la dura realtà è fatta di nazioni, di interessi economici, di guerre di religione e continua ad essere determinante il ruolo delle forze armate. 40 anni sono un battito d’ali nella scala cronologica della storia, speriamo che presto la società cambi realmente ovunque su questa terra e la pace sia veramente un valore universale e fino ad allora basti il deterrente.
Viva L’Italia, Viva Acireale



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