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lunedì 25 aprile 2022
25 aprile celebrato in 3 momenti commemorativi; la riflessione del sindaco, ing. Stefano Alì
Quest’anno la festa della Liberazione assume un significato particolare, la lotta del popolo ucraino, per noi che non abbiamo vissuto il periodo fascista, ci offre da una parte la possibilità di percepire distintamente il dramma di un popolo invaso e dall’altra l’obbligo di immedesimarci, rifletter e prendere una posizione, esprimere un punto di vista preciso.
Il dramma di un popolo, rappresentato quì in questa sala da persone che vivono sulla propria pelle le ferite di una guerra e esperienze che ieri sera mi hanno raccontato chi li sta vivendo. Famiglie normali, come le nostre, con le mamme ed i figli costretti a fuggire, ed i padri che restano a combattere.
Mi capita di riflettere sul concetto di storia, quella storia magister vitae che invece non sempre insegna in un mondo dove ancora oggi ci sono guerre, soprusi e sopraffazioni. La storia spesso ci racconta di drammi di popoli, di nazioni, di guerre, spesso in maniera asettica ed indefinita. Sono rari i riferimenti umani a persone piuttosto che a comunità. Dolore di persone con un nome e cognome, a proposito di lotta per la liberazione mi viene in mente la famiglia Cervi. Perché invece gli eventi riguardano e colpiscono le persone, i singoli. Ed oggi in questo mondo iperconnesso li vediamo, ce li abbiamo sotto gli occhi, sentiamo direttamente le tragedie da chi li vive in prima persona.
In Italia la lotta di liberazione ci ha regalato la libertà, ci ha dato la democrazia, beni a cui forse siamo abituati e di cui non sappiamo cogliere appieno l’enorme importanza. Il sacrificio di tante persone ci ha regalato tutto questo. Talvolta penso che ci non ci meritiamo il loro sacrificio.
La lotta di liberazione partigiana ha dimostrato che ad una larga parte della nostra Italia ripugnava l’ideologia fascista e che accanto all’impegno degli alleati contro l’alleanza nazifascista c’era anche il nostro popolo a ribellarsi.
E quì naturalmente c’è la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi sull’atteggiamento da seguire in riferimento a ciò che succede in Ucraina. Quale atteggiamento deve avere l’Italia. Non è una domanda facile, ma bisogna avere il coraggio di esprimersi, di individuare chi è l’assalitore e chi l’assalito, chi invade e chi subisce l’invasione. Naturale offrire l’accoglienza, già sulle sanzioni alla Russia nascono dei distinguo per l’impatto economico che ha sulla nostra vita, ancora maggiori per quanto riguarda la fornitura di armi. Non sul tavolo della discussione, fortunatamente, ancora un intervento diretto.
Su questo tema ci dovrebbe venire incontro la storia, non possiamo non ricordare l’inerzia iniziale della nazioni occidentali di fronte alle annessioni naziste che diedero poi vita alla seconda guerra mondiale.
Abbiamo l’obbligo di esprimerci e schierarci, evitando il solito benaltrismo italiano. La guerra è una tragedia ed è assurdo che negli anni duemila venga utilizzato come strumento con cui dirimere le questioni. Ma oggi, di fronte a ci che è accaduto e sta accadendo, noi dobbiamo essere assolutamente e totalmente accanto al popolo Ucraino sia con l’accoglienza, sia con serie sanzioni che indeboliscano la Russia, sia con la fornitura di armi.
Come i nostri antenati hanno combattuto e ci hanno fatto dono della libertà dell’Italia con l’enorme contributo anche in termini di vite umane delle nazioni alleate impegnate nella lotta alle dittature nazifasciste, così anche oggi noi dobbiamo essere generosi e solidali con chi lotta per la propria libertà.
L’ultimo argomento che volevo affrontare, è quello dell’odio sociale. La guerra civile che ha devastato nel passato l’Italia, ma non possiamo non ricordare le tragedie del popolo armeno o di quello palestinese ed oggi dell’Ucraina, portano morte, distruzione, povertà ma anche odio sociale, divisioni fra concittadini.
Io credo che oggi in Italia abbiamo ormai raggiunto la pacificazione, forse l’odio sociale è incanalato verso altri obiettivi, ma mi chiedo cosa sarà del futuro dell’Ucraina. Quale eredità tragica, per giunta testimoniata da immagini, resterà a dividere il popolo Ucraino? Per quanto tempo sarà ostaggio dell’odio interno alla nazione? Quale sarà il futuro sociale di questa sfortunata nazione quand’anche tornasse libera? Quanti anni di odio e rancore l’attendono?



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